Com'è nata la favola

Un parco, pensieri legati alla nostra terra lontana;
la nostra attenzione fu catturata dal vociare di alcuni bambini che, interrotto il loro gioco, si soffermarono sul lavoro di un giardiniere che potava uno splendido albero.
Una grande curiosità nelle loro voci e nelle loro domande...
"Perchè lo fa?", "Ma chi è quello lì?", "Ma l'albero soffre?", "Quel signore viene pure a casa mia?"
E uno di loro alla sua mamma...
"Ma non può farlo! Quelle foglie sono le nostre! Ci hanno messo tanto a crescere! No, non può farlo! Quell' albero è il mio! È IL MIO!"
È MIO...
Eravamo lontani 1000 chilometri da Taranto, in una tranquilla cittadina della provincia milanese, ma d'un tratto ci ritrovammo entrambi a riflettere su quel pensiero, su quel senso del possesso.
La nostra mente ed i nostri pensieri all'unisono andarono alla Nostra città...
C'erano delle ruspe che sradicavano i NOSTRI alberi...
C'erano ciminiere che avvelenavano la NOSTRA aria e c'erano malattie che condannavano la NOSTRA gente!
Li abbiamo lasciati fare...senza fiatare e senza porci delle domande.
E' nata cosi questa favola.
La speranza è che si cominci a considerare, con grande senso civico, il bene comune come bene primario, da difendere, da amare.
Gli autori
"Una di quelle foglie era la mia...
Il suo nome...Paolo.
Una di quelle piante doveva essere la sua famiglia.
Questo cuore piange,
non trova la sua rassegnazione,
la troverà solo quando quelle piante
torneranno a fiorire e a crescere forti e sane
e il sole della nostra città ritornerà a scaldarle."
Angelo Franco
Associazione 12 giugno 2003
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